Sicurezza sul lavoro: il resoconto in Italia 2025
Il 2025 verrà ricordato come un anno che ha messo la sicurezza sul lavoro davanti alle sue contraddizioni più profonde. Da un lato l’apparato normativo è diventato più articolato, più esigente e più tecnologico. Dall’altro, i numeri degli incidenti mortali hanno mostrato con crudezza che leggi e regolamenti, da soli, non bastano se aziende e sistema-Paese non concretizzano una vera cultura della prevenzione.
In questo scenario complesso, la sicurezza si manifesta per quella che realmente è: un dovere etico, un investimento, una competenza tecnica e un processo organizzativo, tutti elementi che richiedono strumenti adeguati e specialisti qualificati. Ed è proprio qui che realtà come Soterikon diventano indispensabili, perché trasformano obblighi astratti in sistemi concreti: sorveglianza sanitaria calibrata sui rischi reali, DVR costruiti su metriche aggiornate, percorsi formativi che rendono i lavoratori consapevoli e competenti.
Per capire come muoversi con lucidità nel 2026, occorre guardare da vicino ciò che il 2025 ha messo in evidenza.

2025: un anno difficile che fotografa una verità scomoda
Nei primi otto mesi del 2025, in Italia, 681 persone hanno perso la vita sul lavoro, una in più rispetto allo stesso periodo del 2024. Si tratta di un incremento minimo dal punto di vista statistico, ma enorme dal punto di vista sociale: significa che gli interventi normativi, pur necessari, non hanno ancora trovato piena corrispondenza nelle prassi aziendali.
Alcuni dati rendono la situazione ancora più evidente:
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Le costruzioni restano il settore più colpito (78 vittime nei primi otto mesi, 99 entro settembre).
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Gli infortuni in itinere hanno registrato un +8,7%, a testimonianza di quanto la mobilità lavorativa sia ancora un punto critico.
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La mortalità è più alta sopra i 65 anni, a dimostrazione che il Paese non ha ancora interiorizzato un modello di gestione dell’età lavorativa realmente protettivo.
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I lavoratori stranieri continuano a mostrare un tasso di mortalità più che doppio rispetto agli italiani, evidenziando una vulnerabilità strutturale.
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Lombardia e Campania sono le regioni con il dato assoluto più elevato. Diverse regioni del Sud mostrano un’incidenza superiore alla media nazionale.
A fronte di questo quadro, le denunce complessive di infortunio sono persino in lieve calo (-0,7% da gennaio ad agosto). Un paradosso solo apparente: gli incidenti diminuiscono, ma quelli gravi aumentano. Questo è il vero nodo: gli infortuni sono meno frequenti, ma più letali.
Il 2025 ha portato novità normative importanti: cosa è cambiato davvero
Il quadro legislativo del 2025 è stato dominato dal Decreto-Legge n. 159 del 31 ottobre 2025, che ha introdotto una serie di misure destinate a trasformare il modo in cui le aziende affrontano la sicurezza.
La patente a punti è uno strumento operativo, reso più rigoroso: il minimo delle sanzioni per le violazioni gravi raddoppia da 6.000 a 12.000 euro. È un segnale politico preciso: chi non rispetta le regole, oggi, non può più nascondersi dietro adempimenti formali.
Il decreto rende obbligatoria la centralizzazione della formazione nel fascicolo elettronico del lavoratore e nella piattaforma SIISL. Inoltre, l’obbligo di aggiornamento periodico degli RLS viene esteso anche alle imprese sotto i 15 dipendenti.
Il decreto impone la pubblicazione, entro sei mesi, di linee guida vincolanti per tracciare, analizzare e gestire i mancati infortuni. Un cambiamento culturale enorme: significa passare da una prevenzione “post-evento” a un sistema che individua i segnali deboli prima dell’incidente.
Le misure sulla protezione da cancerogeni e mutageni vengono aggiornate e irrigidite, in linea con le direttive europee. Un punto spesso sottovalutato è l’estensione della sorveglianza a controlli aggiuntivi legati a condizioni sensibili, come sospetto uso di sostanze o screening preventivi.
2026: un anno di svolta?
Il 2026 metterà in esecuzione ciò che il 2025 ha progettato. E questa è forse la sfida più seria per le imprese.
1. Più controlli, più personale, più digitalizzazione
Gli enti ispettivi verranno potenziati con nuove assunzioni tra 2026 e 2028. Ciò significa una sola cosa: i controlli aumenteranno davvero. La tracciabilità digitale dei rapporti di lavoro – e degli accessi ai cantieri tramite badge elettronico – ridurrà drasticamente i margini di improvvisazione.
2. Badge digitale di cantiere
Dal 2026 il badge sarà obbligatorio. Integrato automaticamente con il SIISL, consentirà di verificare in tempo reale presenze, qualifiche e formazione. Chi opera nel settore edile dovrà dunque avere:
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lavoratori con credenziali verificate,
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formazione aggiornata,
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sorveglianza sanitaria dimostrabile,
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documentazione immediatamente consultabile.
È un modo per colpire il lavoro irregolare, ma anche per ridurre drasticamente i rischi derivanti da personale non formato.
3. Premialità INAIL e malus per chi non investe nella sicurezza
Dal 1° gennaio 2026 parte il nuovo sistema di oscillazione bonus/malus: chi dimostra impegno reale nella prevenzione risparmia; chi trascura la sicurezza paga di più. Un meccanismo meritocratico, che rende la sicurezza un vantaggio competitivo.
4. Near miss obbligatori: la prevenzione cambia pelle
Molte aziende non hanno mai gestito i near miss in modo strutturato. Dal 2026 questo non sarà più possibile: le linee guida ministeriali renderanno obbligatoria la raccolta, la tracciabilità e l’analisi dei mancati infortuni, con criteri standard per le imprese sopra i 15 dipendenti. Per farlo servono:
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un DVR aggiornato e dinamico,
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un RSPP competente,
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una cultura interna che stimoli la segnalazione senza timori.
Perché il 2026 richiede una sicurezza più concreta
Se c’è una lezione che il 2025 lascia al Paese è questa: “mettere a posto le carte” non salva vite. Aumentano gli incidenti più gravi quando le aziende non collegano correttamente tre dimensioni della prevenzione:
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Sorveglianza sanitaria
Strumento clinico che intercetta rischi reali, limita esposizioni dannose, verifica idoneità e supporta l’organizzazione. -
DVR aggiornato e specifico
Mappa dei pericoli che deve vivere assieme ai processi aziendali. -
Formazione continua e tracciata
Una formazione costruita sui rischi dell’azienda può evitare incidenti anche molto gravi.
Con il nuovo quadro normativo, le aziende avranno bisogno di tre pilastri che lavorano insieme: medicina del lavoro, formazione e valutazione dei rischi. La sorveglianza sanitaria sarà più articolata: più controlli, più tracciabilità, più responsabilità clinica. Il DVR dovrà essere continuamente aggiornato per integrare near miss, nuove tecnologie, modifiche organizzative. La formazione dovrà essere coerente, documentata e accessibile in caso di verifica.
Senza un sistema integrato, i rischi sono sanzioni elevate, sospensioni, aumento dei premi INAIL, responsabilità civili e penali. Con un sistema integrato, invece, la sicurezza diventa una leva di competitività e di efficienza interna.
Servizi come quelli che Soterikon offre da anni – sorveglianza sanitaria rigorosa, DVR specifici e aggiornati, formazione – diventeranno parte della struttura essenziale di ogni impresa che voglia lavorare in modo responsabile. Contattaci per avere maggiori informazioni.
Scritto da Paolo Calderone

Con oltre 25 anni di esperienza nella gestione di servizi di medicina, formazione e sicurezza sul lavoro, offro soluzioni di consulenza personalizzate alle aziende che vogliono tutelarsi contro le sanzioni previste dal vasto quadro normativo in materia di sicurezza sul lavoro (D.Lgs 81/08). Potete contattarmi su LinkedIn per una consulenza personalizzata e per assicurarvi che la vostra azienda sia in linea con le normative in materia di sicurezza sul lavoro. Investire in sicurezza sul lavoro non solo protegge la vostra azienda, ma anche i vostri dipendenti e la vostra reputazione.
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